Luoghi/Storie

Il faro “sotto” il vulcano

Le portoghesi Açores, le Azzorre, arcipelago di origine vulcanica nell’Oceano Atlantico sono nove isole: São Miguel, Pico, Terceira, São Jorge, Faial, Flores, Santa Maria, Graciosa e Corvo e numerosi isolotti. Dal punto di vista amministrativo le Azzorre costituiscono una regione autonoma del Portogallo. Nove isole che si estendono per più di 600 km nel cuore dell’oceano, orientate nordovest-sudest tra il 36º e il 40º parallelo, alla stessa latitudine di Lisbona, distante più di 900 miglia. La terra più vicina è Madera, a 906 km, mentre il Portogallo si trova a 1403; ad ovest, la Nuova Scozia dista 2738 km.

Azores

Si ritiene che l’arcipelago debba il nome all’astore (açor in portoghese), che al tempo della scoperta pare fosse molto diffuso in tutto l’arcipelago, ma oggi ormai inesistente. Altri invece pensano derivi dal termine portoghese arcaico, azures (azzurro) per il colore dalla isole viste da lontano. Nel dibattito tra gli storici prevale però l’idea che provenga dalla sottospecie locale di poiana (Buteo buteo), erroneamente identificato come astore dai primi esploratori. I primi dei quali pare siano stati i cartaginesi: vere o presunte prove raccontano infatti che intorno al 1749 vennero trovate da una spedizione inglese sull’isola di Corvo, monete cartaginesi del 300 a.C. Ad avvalorare questa ipotesi poi, testi di archeologia ottocenteschi raccontano del ritrovamento nel XVI° secolo di una statua di cavallo con iscrizioni non leggibili. Poiché anche il mondo greco dava fantastiche descrizioni di Atlantide, alcuni studiosi hanno associato queste isole alle terre citate da Platone nel Timeo: terre al di là delle colonne d’Ercole affondate nell’oceano in tempi protostorici. Nel 1898 una nave posacavi, nel tentativo di recuperarne uno spezzone nel nord delle isole, portò in superficie frammenti di tachilite, una lava vetrosa che si forma esclusivamente sopra il livello delle acque e in ambiente atmosferico. Da qui una possibile prova dei colossali inabissamenti, nel corso dei quali intere isole sono scomparse sotto l’oceano. Questi rinvenimenti hanno avvalorato la tesi secondo la quale parte del fondo dell’Atlantico, a 900 chilometri dalle Azzorre, fu coperta da colate di lava quando ancora non era sommersa.

Anche la cartografia riporta queste isole in data antecedente alla loro scoperta ufficiale: una carta medicea del 1351 riporta un arcipelago di 7 isole al largo della costa portoghese mentre una mappa catalana di fine ‘300 cita tre isole dell’arcipelago, Corvo, Flores e Sao Jorge. Le scoprì nel 1427 Gonzalo Velho uno dei capitani al servizio di Enrico il Navigatore, e nel 1432 fu ufficializzato il possesso portoghese. La colonizzazione delle isole all’epoca ancora disabitate, ebbe inizio nel 1439 con popolazioni provenienti dall’Algarve e l’Alentejo.

Nei secoli seguenti arrivarono coloni dalla Francia settentrionale e dalle Fiandre. Nel 1583 Filippo II

Português: Farol dos Capelinhos

CapelinhosFaialAzores

di Spagna in qualità di re del Portogallo inviò la sua flotta per scacciare i mercanti francesi, facendo impiccare i prigionieri di guerra e contribuendo così alla leggenda nera. Le Azzorre furono l’ultimo territorio a resistere alla sovranità di Filippo sul Portogallo.

Quello che rende particolare l’arcipelago alla latitudine di Lisbona, é un clima mite con lievi oscillazioni annuali e che costituisce uno scalo durante le traversate atlantiche. Vi passò anche Colombo nel ritorno del primo viaggio nel Nuovo Mondo. Si formò durante l’epoca terziaria e coni e crateri ne rivelano l’origine vulcanica. Pico, un vulcano di 2.351 metri sull’omonima isola, è la cima più elevata delle Azzorre e di tutto il territorio portoghese. L’ultima eruzione di un vulcano attivo è stata quella del vulcano Capelinhos (Vulcão dos Capelinhos) nel 1957, nella parte occidentale dell’isola di Faial, dalla forma circolare di una decina di miglia di circonferenza e 173 km², detta anche Ilha Azul, l’isola azzurra, si trova sul punto di congiunzione e sovrapposizione di tre faglie divergenti. Il faro (38°54’48.29”N-28°49’33.63”W) venne costruito nel 1903 e per cinquant’anni ha svolto più che dignitosamente il proprio compito.

Capelinhos (Azzorre)

Capelinhos - Azzorre (Photo credit: wikipedia)

Capelinhos – Azzorre (Photo credit: wikipedia)


Fino al 1957, quando in una sorta di nuova Pompei, un’eruzione lavica scaturita dal mare a due miglia dalla punta più occidentale di Faial ha accresciuto di qualche km quadrato l’estensione dell’isola ma ha sotterrato con la cenere vomitata in quindici giorni, il faro, fino al primo piano della casa del custode. In quell’anno il faro alto circa 20 m (66 ft), una torre di pietra ottagonale con lanterna e galleria venne disattivato e la lanterna rimossa; oggi la sua copertura metallica (una pesante intelaiatura a rete) sembra un’orbita vuota. Il faro si trova sul bordo occidentale del parco monumento naturale regionale. Si arriva al faro passando dal centro visitatori dei fenomeni vulcanici dall’esterno su tavolati o direttamente dalla sala principale di 25 metri di diametro, del centro, totalmente interrato e distante poche decine di metri. Aperto nel 2008; quest’anno candidato del  premio museo dell’anno europeo. Il tutto in un ambiente lunare di rossastra cenere vulcanica. Un segnale direzionale sul bordo del dirupo vulcanico ricorda che il monte Pico, sull’omonima isola, è distante soltanto 28 km in direzione est. Londra invece, si trova a 2643 km, Parigi a 2723 e New York a 3843 km. La torre è attualmente chiusa, ma raggiungibile dal centro visitatori, totalmente scavato sotto la coltre di cenere lavica e inglobato in un cilindro di cemento armato, aperto nella stagione estiva.


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One thought on “Il faro “sotto” il vulcano

  1. Nella newsletter di Phareland, avevo proposto qualche foto di questo faro che ho “visitato” (difatti è vietato entrare e salire) durante una delle due tappe nelle isole des Açores nell’estate 2002 al tempo dell’attraversata dell’Atlantico su ‘Hysope’, la barca a vela del mio amico Hervé (Guadeloupe – Les Açores – Bretagne).
    Troverete altri due fari, il faro di ‘La Petite Terre’, isola della Guadeloupe, e il faro della baia di Walvis Bay, Pelicant Point, in Namibia.

    Avevo anche scritto un ‘dossier’ su Parigi e i fari, uno dei temi della mostra “Phares” al Museo della Marina di Parigi.
    Spero che siate capaci di leggere il francese ! Buona lettura.

    http://www.phareland.com/Lettres/LDP57.htm

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