Storie

Armen, gli ultimi guardiani

Sono stati, Daniel Tréanton e Michel Le Ru, gli ultimi guardiani a lasciare Armen, il 10 aprile 1990. Gli ultimi due guardiani hanno lasciato ArMen, trasportati da un Alouette, un elicottero della sicurezza civile. E’ la fine della presenza umana durata più di 110 anni: ormai la lanterna è stata modificata per essere interamente telecomandata da terra.

Lo ha raccontato all’epoca un reportage di France3: l’età dell’automazione è arrivata. Bisogna rallegrarsene o deplorarla? Alcuni dicono che un faro senza uomini non è più un faro! Altri, più realisti, ricordano che Ar Men era il peggior “inferno” di Finisterre; dove il cambio, raccontano i guardiani, era una roulette russa che in inverno sovente andava perso.

English: Ar Men, a lighthouse at one end of th...

Ar Men (Photo credit: Wikipedia)

Dal faro non si usciva praticamente mai, per paura di onde sorde che vi prelevavano senza gridare attenzione. Si ricorda ancora il guardiano Plouzennec, travolto dal mare il 17 gennaio 1921 con tempo apparentemente calmo, quando un’onda silenziosa ma enorme, lo prelevò. I suoi colleghi lo hanno visto andare alla deriva per un centinaio di metri prima di venire inghiottito.All’inizio nel dicembre 1922, “non remunerativo”, sentenziava il patron della navetta, troppi viaggi per nulla. Andava al faro e per lo stato del mare si rendeva conto che il trasbordo era impossibile. E tornando sconfitto, non riceveva alcun rimborso ed aveva abbandonato la concessione di 45 franchi.

Il faro fu poi finalmente approvvigionato un mese più tardi, da Léon-Bourdelle che, aveva rimesso in mare la navetta con un anziano custode dell’isola di Sein. Era sempre il mare che decideva se il viaggio meritava il rischio. Talvolta era impossibile avvicinarsi al faro o agganciare il ballon, un tondo in gomma sui cui sedersi. Una disavventura che si ripeteva regolarmente nei fari di Finisterre. ArMen avrà il suo record con i cento giorni del guardiano Noël Fouquet. Quasi un’eternità. Ecco perché i guardiani non ne potevano più nel volgere di qualche settimana; mentre le conserve, il lardo, il pane stesso, le patate ammuffivano nelle cassapanche…Giravano in tondo nella loro prigione fredda e umida aspettando ogni giorno la navetta nella speranza del loro ritorno. Talvolta la vedevano avvicinarsi alle rocce per ripartire sulla cresta dell’onda. Allora le giornate diventavano sempre più cupe. Dopo questi periodi angosciosi si dimettevano senza ripensamenti. Il faro restava sempre il peggior inferno di Finisterre. Questa vita da galeotti del faro continuò per tutto il XX secolo fino alla relativamente recente, automazione.

Ad Armen prestò servizio negli anni sessanta Jean-Pierre Abraham (1947-2003) che della sua esperienza trasse un libro inimitabile lettura sui e dei custodi di fari (il filmato edito dall’archivio francese Ina) si riferisce appunto al periodo in cui Jean-Pierre, visse sullo scoglio. E nonostante queste sofferenze, queste ore d’attesa, alcuni vecchi raccontano con un brivido di nostalgia, le loro serate nella lanterna e quei momenti preziosi in cui preparavano la lampada e si verificavano le cisterne del petrolio. I loro gesti si succedevano con la precisione dell’esperienza. In questi momenti, al crepuscolo, quando il sole era a pelo d’acqua che il luogo diventava magico. In quel momento, molto rapido e corto, quando la lampada si metteva in moto e sciabolava sull’oceano con i suoi raggi luminosi: il suo calore addolciva il freddo della stanza ed essi si sentivano gli uomini più utili del mondo.

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2 thoughts on “Armen, gli ultimi guardiani

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