Storie

Per navigare in bretagna

Uno sperone che si protende nell’oceano, un labirinto di isole, scogli e rocce che sembrano galleggiare, comparire e scomparire sull’onda del mare. I bretoni chiamano il loro paese Armor, che vuol dire appunto “paese del mare”. Navigare in Bretagna costituisce per un “mediterraneo” un’esperienza unica, complessa e affascinante.

Le mareee le loro oscillazioni giornaliere, scandiscono il paesaggio e l’attività umana. Sulla costa della Manica settentrionale le oscillazioni toccano anche i 13 metri, su quella meridionale il divario tra l’alta e la bassa marea oscilla dai 3 ai 4 metri. Navigare in queste acque vuol dire applicare i parallelogrammi di deriva imparati nelle scuole di vela e mai utilizzati nei nostri mari. Significa una costante attenzione alle carte, che si presentano come labirintiche trame di boe, mede (balises) rocce affioranti, scogli a volte visibili, altre volte coperti da pochi centimetri d’acqua. L’Arcipelago di Glenans in alta marea è una manciata di id isole con un forte, due fari, un piccolissimo paese. In bassa sembra una piattaforma tra cui filtra l’onda lunga che arriva da centinaia di miglia al largo.

Bretagna, terra di grandi navigatori, esploratori, cartografi e commercianti. Da St. Malo presero il largo, nel XVII e XVIII secolo, Surcuf e Duguay-Trouin, predatori di trasporti inglesi, olandesi e spagnoli. Anche Jacques Cartier attese la marea favorevole in rada davanti alle fortificazioni della Tour Solidor, prima di fare rotta verso il Canada e fondare la Nuova Francia. Da Port Louis, sulla costa occidentale, partivano invece i convogli della Compagnia delle Indie, fondata nel 1600. Oggi Lorient, la città che da quei traffici sorse, è un grande porto.

Le maree impongono diversi tipi di porti. Vi sono quelli sempre praticabili, come Lezardrieux, Treguier, St. Malo e quelli dove bisogna aspettare che aprano le chiuse. Capita allora a Le Palais (Belle Ile) od a Perros Guirrec, di vedere oltre il muro, che come un catino circonda il porto, galleggiare in alto le barche all’ormeggio. Le chiuse infatti, aprono e chiudono le saracinesche quando l’acqua è alta a sufficienza (generalmente un’ora o due prima e dopo l’alta marea). Vi sono porti recenti come Crousty, dedicati al diporto, grandi bacini di cemento dotati di ogni confort. E vi sono altri porti che vanno inesorabilmente in secca con Haliguen o Batz sur mer.

Chi vuole affrontare questi mari in tutta sicurezza può affidarsi alle scuole di vela dei Glenans. Notissima associazione, nata nel dopoguerra che dispone di due basi: all’arcipelago di Glenans appunto, sulla costa atlantica, e a Paimpol sulla Manica. Oggi le nuove tecnologie rendono più agevole moversi tra correnti di marea, oscillazione del flusso; comunque è sempre bene possedere una buona tecnica nautica e conoscere il fenomeno, magari andando a ripassare le pagine dedicate nel Manuale di navigazione dei Glenans (edizioni Mursia).

E’ opportuno poi studiare i portolani, sia quelli ufficiali, richiedibili allo SHOM (l’Istituto idrografico francese, Etablissement Principal, 13 rue du Chantellier B.P. 426-29275, Brest Cedex, tel 98.03.09.17) sia quelli pensati e redatti, per la nautica da diporto, editi dalla Penwick (che si trovano anche nelle nostre librerie specializzate).

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