Storie

Battelli-faro

Se c’è un luogo segnalato dai battelli faro e dalle loro vicende, questo é Nantucket e i suoi fondali dove finisce la piattaforma continentale americana e dopo una quarantina di miglia verso est comincia la fossa oceanica. Un fondale che nella media dorsale atlantica si eleva di quasi tremila metri. Nantucket è un luogo quasi mitico, certamente mitizzato anche per l’aura che vi hanno costruito grandi scrittori. 800px-Nantucket_NASA_2002

The official flag of the island of Nantucket, MA

Bandiera ufficiale dell’isola di Nantucket, MA (Photo credit: Wikipedia)

Chiamatemi Ismaele. Inizia così forse il più famoso libro di mare, La balena di Herman Melville. Prende le mosse, anzi salpa, da una piccola isola di 30 miglia (48 km) a sud di Cape Code, nel Massachusett, Nantucket. Nella metà del XVIII secolo era il maggior porto baleniero del Nuovo Mondo. La sua spiaggia più meridionale, Surfside è l’insediamento più meridionale del Massachusetts. Canopache o Wampanoag, “luogo di pace”, nome che i nativi americani davano all’isola. S Nantucket sembrava già destinata ad essere un luogo tranquillo e dopo l’800, particolarmente destinata al turismo. Oggi i suoi abitanti aumentano dai diecimila abituali ai 50mila durante l’estate.

Nantucket è il porto da cui salpa il Pequod, la nave del romanzo Moby Dick. E sempre da Nantucket salpa il brigantino Grampus, il veliero del romanzo Storia di Arthur Pym, di Edgar Allan Poe.

Di Nantucket era pure la baleniera Exxex e parte dei suoi sopravvissuti, la cui storia pare abbia ispirato il romanzo di Melville. Terra di balenieri, tanto che la sua bandiera ha una balena azzurra in campo bianco. Ma a fare di Nantucket un crocevia di Storia e di storie, di cronache e leggende hanno contribuito i suoi battelli fanale posizionati ad un quarantina di miglia a sud-est. Poi ci sono state le tragedie del mare che hanno avuto nei vari fari di Nantucket il loro punto di riferimento.

Al largo dell’isola di Nantucket, il 25 luglio 1956, naufragò il transatlantico italiano Andrea Doria (44°29’60 N-69°52’60”). Le cronache di quei giorni ricordano che nella notte aveva avvistato la luce del battello-faro e quindi avrebbe ormai dovuto poggiare per 245°. Passando lungo la piattaforma continentale ed affrontare un corridoio molto trafficato mentre stava scendendo una spessa nebbia. Alle 23,10 fu speronata dalla prua rinforzata dello Stockolm e l’indomani affondò.

Nella foto un battello faro che si si è trovato a lungo nel canale della Manica (Photo credit: Eric Valenne)

Anche in questo caso, cinquant’anni dopo il Titanic, le cause, le responsabilità e letture dell’incidente si sono succedute nei successivi cinquant’anni e come dopo il naufragio del Titanic ne derivarono miglioramenti nelle procedure contro gli abbordaggi in mare. Insomma come 46 anni prima per il Titanic la collisione fu probamente causata dal sommarsi di una serie di errori in cui il processo non potè dirimere per i forti interessi in gioco. Di certo fu un duro colpo per la “barca Italia” che stava risollevandosi dal conflitto. Il gioiello della nostra marina mercantile affondò dopo undici ore di agonia, e come per il Titanic, le scialuppe di salvataggio risultarono insufficienti perché quelle sul lato di babordo non poterono essere calate per lo sbandamento molto rapido. Per fortuna gli SOS tempestivi fecero rapidamente convergere diverse navi e i morti furono 46 sulla nave italiana e 5 su quella svedese, tutti causati dall’impatto. L’Andrea Doria fu trainata anche verso acque più basse ma causa la falla si rovesciò e si inabissò.

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2 thoughts on “Battelli-faro

  1. Ottimi riferimenti! Ho visto un fantastico battello faro a Londra… dove c’è un faro che pochi conoscono… complimenti per il blog, davvero una chicca

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