Uomini

I bretoni e il mare

epstein_guigueno[1]

Jean Epstein, cinéaste des îles (Libro di Vincent Guigueno)

Dominique Daniel,  partendo dal libro Jean Epstein, cinéaste des îles (Parigi: 2003) di Vincent Guigueno, storico e appassionato di cinema, ci racconta di quando il regista francese Epstein scoprì Ouessant e la Bretagna nel 1928 (dopo aver realizzato il film tratto dal racconto di Edgar Allan Poe La Chute de la Maison Usher) e di come ne restò affascinato, tanto da immergersi nel “finis terrae” bretone e dedicarvi, a partire dal 1929, una serie di documentari tra i quali Finis Terrae girato a Ouessant, Mor vran all‘isola di  Sein, L’Or des mers a Hoëdic, Le Tempestaire su Belle Île.

Isola do Ouessant (Photo credit: lesilesdefrance.com)

Isola do Ouessant (Photo credit: lesilesdefrance.com)

 

Sul sito di Dominique, Gardien de phares (http://blog.pharadise.com/) spezzoni dei film del famoso cineasta rendono magistralmente quell’ambiente e la vita che vi si conduceva nei primi decenni del secolo scorso. Sul blog una canzone di Léo Ferré La memoire et la mer, intercalata magistralmente con i dipinti di William Turner.

ile de batz

Ile de batz (Photo archives départementales du Finistère fond Chauffy)

Ancora una testimonianza, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto legame hanno i bretoni con la la Bretagna (Breizh, in lingua bretone), la propria terra e il suo ostinato, violento e pericoloso, ma anche vitale, mare. E la cultura del mare é raccontata anche dal sito Histoire maritime de bretagne nord di grande interesse per la documentazione fotografica e storie di barche e uomini.

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8 thoughts on “I bretoni e il mare

  1. La curiosità mi ha spinto a vedere i due film-documentari di Jean Epstein, Finis Terrae, muto, del 29 e Le Tempestaire (L’uomo della tempesta, del 1947) :il primo ha una qualità delle immagini straordinaria, il secondo è molto evocativo, rende bene l’atteggiamento di rispetto e timore delle popolazioni che vivevano in condizioni ambientali estreme, come quelle qui rappresentate o analogamente in alta montagna. Anche il bianco e nero è perfetto: rafforza la scelta di ridurre dialoghi all’essenziale, poco più che enunciati (quasi come le scritte didascaliche nel muto), lasciando tutto lo spazio alla natura selvaggia e all’ espressività dei volti delle persone; quello del maestro delle tempeste veramente inquietante!

    • sono contento di aver scoperto questo spazio grazie al commento che avete lasciato 🙂
      avendo origini bretoni non posso che amare il mare, l’oceano e i fari.
      Complimenti per il lavoro che fate, vi seguo anche su facebook.
      Yann

  2. Pingback: I bretoni e il mare | Uomini e lighthouse

    • buongiorno, purtroppo il mio englese è sommario (e meno mare che c’è google translator. purtroppo temo anche di rispodere in ritardo perchè sono stato via ua dozzina di giorni e senza internet. se ho capito bene credo sia abbastanza semolice, basta fare il collegamento e su wordpress e girarlo a chi può interessare. (eventualkemtne può scrivermi in francese e sulla nostra mail. a presto e grazie. giani e federica.

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