Luoghi

In Dalmazia a caccia del leone

Un tempo questo mare era detto golfo, golfo di Venezia: dalla laguna della Serenissima fino al canale d’Otranto. Per quasi sei secoli, dal 1200 fino alla caduta della repubblica, sotto i colpi di Napoleone e il trattato di Campoformio, dizione veneta di Campoformido, firmato il 17 ottobre 1797 (o 25 vendemmaio dell’anno VI). Da quella pace, lo stato veneto veniva infatti ceduto, insieme all’Istria e alla Dalmazia, all’arciducato d’Austria. Oltre al riconoscimento della repubblica cisalpina alla Francia andavano Corfù, Cefalonia e Zante.

Questo bacino lungo 600 chilometri e largo 80 miglia, oggi chiamato mare Adriatico, era veneziano. Ha visto navigare peate, burchi, sandoli, gondolone e soprattutto galee, uscieri e cocche con el leon dorato in campo amaranto sventolante in testa d’albero. Non da solo. Perché è sempre stato un mare affollato: galee ottomane, tartane uscocche, navi redonde spagnole, galeoni francesi e poi ancora, naviglio asburgico, dalmata, normanno, genovese, pontificio e di tutti i popoli che lo hanno navigato per commercio o per guerra.

Oggi su questa sorta di canale si affacciano ben sei paesi. Ma per molti secoli furono loro le  dominatrici: le galee affusolate della serenissima. Il maestrale riempiva le loro vele latine e, quando calava, erano i remi che schiaffeggiavo il mare, spinti dai bonagogia, uomini liberi, e galeotti. Se invece la bora soffiava violenta riparavano nei mille e mille anfratti della costa slava. Un’antica leggenda tramanda di un dio che mentre creava le terre si lasciò sfuggire una manciata di roccia e sabbia.

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Panoramic view of Hvar (Dalmazia). autore: Toomas2 (Wikipedia)

Queste lacrime di terra caddero così vezzosamente che decise di lasciarvele. Nacquero così, secondo i cantori slavi, le isole dalmate (725 di cui 65 abitate, oltre cinquecento scogli sparsi sui seimila chilometri di costa. Il litorale jugoslavo in particolare, è un labirinto: isole, isolette, insenature, cale e fiordi: un intreccio fitto che giustamente è considerato il regno della navigazione a vela. Prima che la Jugoslavia implodesse sanguinosamente,  una politica commerciale accorta ha aggiunto a questo dono della natura, una rete di marine moderne ed attrezzate ne hanno potenziano il richiamo. A chi non si accontentasse del sole, del vento e del mare, queste isole offrono un viaggio vero, fatto di ricerca, immaginazione e ricordo. Ritrovare, ad esempio, i luoghi della Serenissima attraverso le decine di leoni di pietra che fregiano edifici e fortezze. A Pola come a Cattaro. Leoni con le criniere al vento, alcuni più simili ad animali da bestiario medioevale,  corrosi dal vento, dall’inquinamento o dal passare del tempo. Oppure immaginare Vettor Pisani o Carlo Zeno nella rada di Pola, oggi affollata da magazzini e cantieri. Oppure vederla affollata di pellegrini in procinto del grande balzo: verso Giaffa, San Giovanni d’Acri, Beirut o la Palestina, l’agognata terra santa. Nonostante secoli di storia si siano accumulati sugli edifici e sulle fortezze, la ricerca di Venezia è ancora oggi possibile.

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Catvat (Dalmazia) autore: Ketone16 (Wikipedia)

Viaggiare cercando un filo che spieghi la storia o semplicemente vagare tra questi luoghi che trasudano storia. Alcuni drammatiche storie violente.  Ogni scelta è possibile perché come disse frate Felix Faber (che su una galea veneziano si recò a Giaffa nel 1480) molto varia il carattere di una persona navigando per il mare, forse l’influsso degli astri o quello dei venti o per l’amplitudine e i vuoti del mare.

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