Al Cinema

Due film di mare e marinai

Il 22 novembre è uscito nelle sale italiane In solitario di Christophe Offestein con Francois Cluzet e Guillaume Carnet. Lo stesso giorno apriva il Torino film festivalCattura alla 31esima edizione che, nella sezione Festa mobile, il 29 presentava All is lost di J.C.Chandor, lostcosì presentato nel programma ufficiale: il regista si affida a Robert Redford e alla natura per un’avventura appassionata dove la sopravvivenza è dettata dalle difficoltà estreme di acqua e cielo. Uno show umanista, un film hollywoodiano senza dialoghi come non se ne vedeva da tempo. Sfida contro il mercato e scommessa su un cinema a cui non siamo più abituati, vinte entrambe.

Il film francese finisce con un’inquadratura aerea sui fari del canale di accesso di Sable d’Olonne (46°29’26.30”N-1°47’30.20”W)imagesKJUU1VR1 un frangiflutti   che si estende per più di mille metri fuori dal porto. Mentre il film di Redford è la storia di un uomo disperso nell’oceano, simbolo di quella tempesta che aggredisce l’uomo mettendolo davanti alla difficile prova della solitudine, recitava la presentazione a dicembre del XVI Tertio Millennio film festival di Roma. Un uomo che naviga a vista sull’Oceano Indiano. Colpito un container alla deriva, ripara la falla e libera lo scafo dall’acqua imbarcata. Accomodato il danno, riprende la navigazione minacciata da lontano da nuvole nere. Abile e previdente, si organizza per affrontare la tempesta che, forte e implacabile, ha la meglio sull’imbarcazione. Rovesciato, precipitato in mare, riemerso, arrampicato, scivolato, ferito, l’uomo getta in acqua la zattera di salvataggio, un natante gonfiabile, attendendo che il vento e le onde si plachino. L’indomani sotto un sole timido recupera sulla barca che sta affondando,  suppellettili, generi alimentari e oggetti di navigazione, guardando poi mestamente affondare la sua barca a vela, un 12 metri. Munito di sestante e di saldo coraggio, si barcamena, calcolando la sua posizione su una mappa nautica. Invisibile alle navi e ai mercantili che incrociano la sua rotta, non si arrende alla natura e alle incessanti tempeste, rispondendo alla sua collera e rovesciando i suoi rovesci. All is Lost è una storia di permanenza, la permanenza di un uomo in mare che si scontra con la fiera irriducibilità della natura. imagesBOITALQ6

Diversamente dal capitano Achab di Moby Dick e dal capitano Aubrey di Master and Commander, l’uomo senza nome di Robert Redford non ha balene bianche o fregate da inseguire per placare l’ossessione. Altrimenti ancora da Storia di Pi, il ragazzo indiano e naufrago di Ang Lee, il protagonista non ha una controparte con cui condividere l’esistenza e pochi metri di spazio.images[7] Di lui non sappiamo nulla se non le poche parole affidate al mare e allo spettatore, con cui si scusa giurando di averci provato. Perché a vivere, lui ci ha provato davvero, resistendo in un oceano sempre più privo di mondo e delle cose perdute del titolo. Opera seconda di J.C. Chandor, All is Lost dura due ore ed è occupato da Robert Redford, completamento solo e alle prese con la sopravvivenza. Naufragio e lotta, attesa e ricordo, si alternano in un film salato, privo di dialoghi e grondante acqua. Tutto è acqua e tutto è perduto in acqua, elemento liquido da cui nasce la vita e da cui viene inghiottita. L’oceano, indifferente davanti all’impotenza del protagonista, lo lambisce, lo conduce, lo sprofonda e poi lo restituisce al suo affanno e al suo istinto, che gli suggerisce sempre cosa fare. E lui fa, fa tutto dentro un film ‘pragmatico’ che restituisce dignità alle cose e alle persone, rivendicando la manualità., compresa quella di fare il punto nave con un sestante, probabilmente un regalo ancora imballato e con le istruzioni d’uso.

Robert Redford di fatto è un makers che sfugge le logiche impersonali della produzione di massa, che crea e ripara rivelando allo spettatore l’importanza del ‘saper fare’. Fare tutto il possibile per salvare l”investimento’ più importante quando i marosi ci travolgono. Come Margin Call, dello stesso regista, film d’esordio sulla crisi economica, è concentrato sull’istante del crollo piuttosto che sulla ricostruzione storica dell’evento, così All is Lost  ‘sbatte’ contro il personaggio, lasciando lo spettatore senza appiglio se non quello di testimoniarne la resistenza. Chandor non presenta il protagonista, non gli produce un passato ma strumenti nautici per ritrovare la rotta ed evitare i luoghi comuni di una storia, quella del naufrago, letta e vista tante volte. All is Lost si disinteressa della crescita morale del suo personaggio, tuffandolo in una natura che lo sovrasta e a cui scampa con abilità manuale, rilanciando la vita e la volontà di restarci. La banca affondata di Margin Call è infine il contrario speculare del natante del protagonista, le parole con cui diceva l’astrazione della finanza l’inverso dei silenzi in cui agisce il corpo anziano di Robert Redford, la cui fotogenia è ancora una volta spesa in favore del progresso civile e del ‘futuro artigianale’ profetizzato da Philipp K.Dick. Fino a qui il commento di Mymovie.

Mentre riguardo al velista Cluzet: rappresenta l’universo un po’ spaccone delle regate transatlantiche, seppur contenute sullo sfondo anche gli apparati di contorno, finanziari, tecnologici, pubblicitari, ci sono tutti. Il protagonista Cluzet, cioè Yann Kermadec secondo di Frank Drevil (regista e attore) e anche fratello della nuova compagna, si vede offerta l’imprevista occasione di sostituire il cognato, infortunato alla vigilia della Vendeè Globe, solitaria regata intorno al mondo. Costretto da un guasto a fermarsi alla Canarie scopre poco dopo la partenza di avere un clandestino a bordo, un ragazzo mauritano che vuole raggiungere la Francia per ottenere le cure di cui ha bisogno ). La sua reazione iniziale è imbufalita perché la scoperta comporterebbe la squalifica. Ma via via che l’avventura prosegue, Yan si lega al ragazzo e non gli frega niente se l’ingresso al porto di arrivo, da trionfatore, gli costerà l’annullamento del risultato. Nel corso del film assistiamo al salvataggio di una concorrente scuffiata e alla deriva nell’Atlantico che evoca quello di Soldini alla Autissier nel Pacifico, il 12 febbraio 1999 durante  la Around Alone; un omaggio non ossequioso ma consono alla solidarietà espressa nell’occasione da Soldini.

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