Storie

I bambini dei fari

“Papà, dai, fai vedere a questi signori quando il faro diventa la Torre Eiffel!”. Siamo a Capo San Vito, Trapani, sotto un sole torrido. Il caldo asfissiante non spegne l’orgoglio del figlio del guardiano del faro, che gli tira continuamente la maglietta, mentre lui ci mostra la sua “casa”, il faro bianco davanti al mare verde. “E ci faccia vedere allora questa torre Eiffel!”, dico, con aria di complicità verso il bambino che però non mi guarda nemmeno. “Va bene, allora tornate stasera tardi, vi farò trovare la torre Eiffel”, risponde il farista.

capo san vito trapani (Photo credit: wikipedia)

Capo San Vito Trapani (Photo credit: wikipedia)

Ed eccoci, quando il cielo è nero, di nuovo davanti alla torre di San Vito, che – solo per noi – si accende completamente, per tutta la sua lunghezza, come avviene nel giorno della festa patronale. La torre Eiffel nel bel mezzo della Sicilia è uno dei ricordi che non cancellerò mai, uno dei tanti lembi di memoria che costruiscono il mio puzzle dell'”andar per fari”. Ma soprattutto non dimenticherò quel bambino, così felice per la sua casa speciale.

Bambino aquilone (Photo credit: abruzzo.tv)

Bambino aquilone (Photo credit: abruzzo.tv)

Sì, i bambini dei fari: creature che vivono tra cielo e mare. Qualcuno di loro mi ha chiesto con aria depressa “ma che ci trovate di bello in questo faro?”; altri mi hanno portata a vedere il pollaio retrostante (in Calabria) o la Playstation che avevano in camera. Piccoli faristi costretti in molti casi a vivere in quel “mondo a parte” che sono i fari, con tutti i loro problemi, con l’umidità che entra nelle ossa, con l’isolamento, la salsedine sui vetri.

I bambini dei fari sono speciali: forse il primo di loro fu Giano, figlio di Giacomo Lusignani e di sua moglie, un neonato che venne al mondo nel faro di Genova, in cui i suoi genitori erano prigionieri nel Quattrocento. Altro bambino del passato è quello vissuto nel faro dell’Isola d’Elba, un ragazzino al quale la vita al faro dette molte emozioni, tanto che poi divenne lo scrittore Raffaello Brignetti, figlio del guardiano del faro di Forte Stella. E poi i bambini degli Anni Sessanta, quelli che vivevano nei fari sardi lontani da tutto e da tutti, come a Razzoli, al largo della Maddalena: lì, i maestri vennero “confinati” dall’allora Ministero della Pubblica Istruzione per nove mesi all’anno, in modo da garantire l’istruzione ai figli dei faristi, troppo lontani dalla terraferrma per andare a scuola.

Lanterna di Genova (Photo credit: wikipedia)

Lanterna di Genova (Photo credit: wikipedia)

C’è un articolo del Corriere della Sera di quegli anni: la figlia di un guardiano del faro diceva che il suo sogno sarebbe stato avere l’elettricità, in tempi in cui in questo isolotto c’erano ancora soltanto i lumi a petrolio, Storie lontane, di zone in cui oggi non abita più nessuno. Molti bambini dei fari sono diventati adulti: alcuni (come il guardiano del faro di Bari, Gaetano Serafino, che ha sempre vissuto in un faro) sono a loro volta diventati faristi, continuando il mestiere dei padri.

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